Sensazioni...

Ci piace pensare che, oltre alla natura e all´ingegno umano, la meraviglia della mutazione cromatica che interessa le foglie del nostro radicchio agli inizi dell´inverno, sia dovuta anche ad un po' di magia della quale sono impregnate le foglie di questa pianta, risultato del sapiente e impegnativo lavoro di mani esperte rivolto alla coltivazione, alla raccolta, alla pulitura e al condizionamento di questo ortaggio invernale che si fa splendido quando i campi sono coperti di brina.
Un fiato di storia.
Lontane, in termini di tempo e di luogo, possiamo far risalire le origini del radicchio. Il suo progenitore va senz´altro individuato nella semplice cicoria selvatica presente originariamente in tutta l´area del bacino mediterraneo.
Di queste radici si parla infatti giá all´epoca degli antichi Egizi, quando esse venivano impiegate come rimedio ai disturbi intestinali e genericamente per “mantenersi in salute“. Nell´antica Grecia le cicorie erano parte importante della alimentazione.
L´antenato del radicchio aveva funzione medicamentosa anche per gli antichi Romani che lo adoperavano abitualmente per le proprietá rinfrescanti e tonificanti ed in particolare per trovare sollievo nel caso di affezioni epatiche, nausea ed ...insonnia.
Il radicchio viene descritto anche nei testi di botanica del X secolo. Fu certamente apprezzato e coltivato nel giardino di Carlo Magno ed il suo uso andó diffondendosi durante il secolo XII. Nel primo Medio Evo le terre incolte infatti, vennero gradualmente impegnate dalla produzione di radicchi e cicorie che inizialmente ebbero tuttavia un forte concorrente nei vegetali spontanei selvatici.
L´affermazione vera e propria del radicchio si ebbe nel Cinquecento grazie al fiorire di studi e trattati di erboristeria e alla nascita di numerosi giardini botanici, che contribuirono alla sua rivalutazione sotto il profilo sia gastronomico che curativo, favorendone l´impiego specialmente in tisane.
Le prime tracce documentarie del radicchio nella farmacopea dei Monaci Benedettini di Santa Giustina di Padova, risalgono al 1545 data di fondazione dell´ “Horto Medicinale“ patavino. Contemporaneamente le terre a sud della provincia di Venezia (Chioggia, Cavarzere e Cona) fino a quel momento abbandonate, grazie all´attivitá monastica si trasformarono in veri e propri orti sempre piú estesi e rigogliosi in cui numerose varietá di radicchio (parte delle quali ancora oggi esistenti) furono selezionate ed ibridate.
Nel “Tenimento“ della Civrana, l´importante riordino idraulico realizzato dai monaci Benedettini nella seconda metá del Cinquecento é testimone dell´importanza rivestita dall´orticoltura in questo luogo.

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